Letteratura

La pietra Cote viene citata in diverse opere letterarie e documentazione storica. Ne diamo un saggio che rappresenta fortemente l’interrelazione tra pietra cote e comunità di Pradalunga.

Da statuti e privilegi relativamente ai secoli XII sino al XV, possiamo affermare l’importanza per i governanti della città di Bergamo e dei Governi dei regnanti che non mancavano di regolare con le norme statutarie qualità e produzione delle pietre anche con il mercato e l’esportazione in altri Paesi. I privilegi concessi per particolari norme daziarie servivano a questo e nel contempo costituivano un rafforzamento del legame dei Signori con gli abitanti. Nella seconda metà del cinquecento questi ormai padroni e signori della loro attività

Si attivano e ottengono la costituzione delle località produttrici di Pradalunga e Cornale in comuni autonomi, emancipandosi dal legame commerciale da Nembro.

Giovanni Da Lezze, capitano veneto, invia l’anno 1596 la relazione sul territorio bergamasco al Senato di Venezia. Coglie con poche parole gli avvenimenti di quegli anni:  A Nembro si fan coti, estratte a Pradalunga, qui [Nembro] lavorate e spedite... Pradalunga è il luogo di estrazione, dove vi sono le maggiori cave, Nembro mantiene ancora la prevalenza produttiva e commerciale. Pradalunga e Cornale non sono più citate come contrade di Nembro in cui si producevano coti. Dal 1580 Pradalunga e dal 1594 Cornale infatti le due contrade si sono costituite in due Comuni distinti per meglio sfruttare a proprio interesse la produzione di pietre coti.

La pietra cote appare citata in diverse opere letterarie  e notizie storico naturalistiche a partire da Sòfocle dal quale rileviamo nel coro dell’opera AIACE per la traduzione traduzione di Ettore Romagnoli. –

AIACE: Sito è il ministro di mia morte, in guisa tale, da rïuscir, chi ben consideri, quanto si può micidïale. È dono d’Ettore, infesto a me fra tutti gli ospiti, odïoso a vedere; ed è confitto nell’inimico suolo della Tròade, ed affilato or ora con la cote voratrice del ferro; e lo confissi con cura assai, ché riuscir benevolo a quest’uomo dovesse, e una sollecita morte accordargli.-

Marco Tullio Cicerone, De divinatione, libro primo, a cura di Diego Fusaro” Cicerone scrive del valore e credibilità dei presagi e dell’importanza degli àuguri che li interpretavan0, Vi troviamo il seguente passo: Avvenne quindi che il re Tarquinio Prisco lo mandasse a chiamare. Desideroso di mettere alla prova le sue doti di àugure, il re gli disse che stava pensando a una cosa: gli chiese se questa cosa si poteva fare. Atto, dopo avere compiuto il rito augurale, gli rispose che era possibile. Tarquinio allora disse che aveva pensato alla possibilità di tagliare una cote con un rasoio, e ordinò ad Atto di provare a far ciò. Ed ecco che una pietra, portata nel comizio, alla presenza del re e del popolo fu spaccata con un rasoio. In seguito a ciò Tarquinio assunse Atto Navio come àugure, e il popolo andava a chiedergli consiglio per il da farsi. 33 Quanto a quella pietra e al rasoio, furono deposti in una fossa scavata nel comizio, e tutt’intorno fu innalzato un parapetto: così si narra.

Tra altri autori latini troviamo citata la cote in Orazio Quinto Flacco, Carmina, 2.8.15, Acuere sagittas cote

La potenza e indistruttibilità della pietra cote con la quale si possono affilare anche le saette.

Nel canto diciottesimo dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto:

Grifon gagliardo duo ne piglia in quella
che ‘l ponte si levò per lor sciagura.
Sparge de l’uno al campo le cervella;
che lo percuote ad una cote dura:
prende l’altro nel petto, e l’arrandella
in mezzo alla città sopra le mura.

E Gabriele d’Annunzio; ELETTRA, Libro Secondo delle LAUDI DEL CIELO DEL MARE DELLA TERRA E DEGLI EROI. Capo XI. anni

…e nell’alba il tonante
impeto, l’urto, la furibonda strage,
l’inferno al ponte dell’Ammiraglio; il maschio
Nullo a cavallo oltre la barricata
con la sua rossa torma, ferino e umano
eroe, gran torso inserto nella vasta
groppa, centàurea possa, erto su la vampa
come in un vol di criniere; il grifagno
Bixio, il risorto Giovanni delle Bande
Nere, temprato animato metallo,
voce a saetta, sottil viso che sa
la cote come il filo d’una spada
laboriosa, ossuta fronte salda
come l’ariete che dirocca muraglie.

Il capitano dei Mille Daniele Piccinini, oltre che fervente patriota, come si vede al paragrafo “storia” fu anche imprenditore con il padre e i fratelli nell’azienda famigliare che produceva e commerciava pietre coti.

Per saperne di più su Daniele Piccinini patriota risorgimentale consigliamo i seguenti pochi e selezionati testi:

Giuseppe Garibaldi, I Mille, 3 voll., L. Cappelli editore, Bologna 1933.

Un ricordo appassionato e alquanto romanzato dell’epopea garibaldina che segnaliamo per l’aspetto relativo al ricordo e stima che riservava a Daniele Piccinini, come emerge dal libro con la lettera P. figlio delle valli bergamasche lo si individua come più volte descritto in azioni svolte con autorevolezza e coraggio.

Guido Sylva, La VIII compagnia dei Mille, scritti vari di argomento garibaldino a cura di Alberto Agazzi, Istituto Civitas Garibaldina, SESA Bergamo 1959

Sylva è stato uno dei Mille, la sua è una testimonianza di un protagonista, si apre con la foto di Garibaldi opera del pittore Induno e un autografo di Garibaldi “contano in prima riga, i prodi figli di Bergamo” che ricorda anche “Nullo, Cucchi e Piccinini, sono Bergamo” impresso sulla medaglia ricordo della spedizione.

Ippolito Nievo, Diario della Spedizione dei Mille, 2010, Ugo Mursia Editore, Segrate (MI).

Nievo perì in un naufragio con le carte anche economiche della spedizione dei Mille a cui aveva partecipato.

Luigi Tironi, Daniele Piccinini uno dei Mille, a cura di Franco Nicefori, Amministrazione comunale di Pradalunga, Pradalunga 1989

In occasione del centenario della morte, l’amministrazione comunale affida a Franco Nicefori la pubblicazione dell’estratto del profilo di Daniele Piccinini di Luigi Tironi, pubblicato in “Le 180 biografie dei bergamaschi dei Mille”, edito a cura di Alberto Agazzi, l’anno 1960. L’edizione è corredata da appendici con bibliografia e foto

Marco Pizzo, Album dei Mille di Alessandro Pavia, Istituto centrale per la storia del risorgimento italiano, Gangemi editore, Roma ristampa 2004

Album di fotografie dei Garibaldi dei mille raccolte dal fotografo Alessandro Pavia e regalato a Garibaldi.

La foto di Daniele Piccinini, la potremmo definire la foto segnaletica originale ed autentica della sua figura.

Il Monte Misma, domina l’abitato di Pradalunga, la conoscenza  e l’affetto degli abitanti si riscontra nella frequentazione un tempo soprattutto per far quadrare il bilancio familiare con la coltivazione dei prodotti dei boschi e lo scavo della pietra cote.

Sergio Chiesa, geologo primo ricercatore CNR – Le Pietre Coti – materiali lapidei e artigianato locale per la valorizzazione del territorio montano bergamasco, Bergamo 2003;

Pietre originali della bergamasca, la pietra cote di Pradalunga, Camera di Commercio Industria  e Artigianato e Agricoltura Bergamo, 2003.

Benvenuti nell'associazione culturale La Pradalunga. Comprende la storia di Pradalunga legata indissolubilmente a quella delle pietre coti.

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